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LA CASA D'ASTE BABUINO PER I 50 ANNI DI AMREF
200 artisti mettono all'asta le loro opere per sostenere i progetti per l'infanzia di AMREF, in occasione dei suoi 50 anni
Mercoledì 31 ottobre alle 20.00 a Roma presso la Casa d'aste Babuino (Via dei Greci 2) si terrà un'asta di beneficenza organizzata dall'agenzia Il Menabò a favore di AMREF, la più grande organizzazione sanitaria africana non profit che da 50 anni lavora per la salute delle popolazioni africane.
In occasione di "Africa Caput Mundi", il mese di festeggiamenti che AMREF ha organizzato a Roma per il suo 50° anniversario, 200 artisti italiani hanno messo a disposizione le proprie opere con l'obiettivo di sostenere i progetti per l'infanzia di AMREF.
Lunedì 29 ottobre alle ore 18.30 un vernissage alla Casa d'aste Babuino presenterà le opere. Ospite della serata Ambra Angiolini.
Le opere saranno esposte alla Casa d'aste Babuino da venerdì 26 a lunedì 29 ottobre 2007, con orario continuato 10.00-20.00.
Per informazioni:
Matteo Scarabotti
matteo.scarabotti@amref.it
tel. 06/99704665
Melania Bruno
Ufficio stampa AMREF Italia
melania.bruno@amref.it
tel. 06/99704664
Giannetto Bravi
“Museo di tutti i Musei Quadreria d’Arteâ€
Napoli, Museo di Capodimonte
Venerdi 9 febbraio, alle ore 18.30, verrà inaugurata al Museo di Capodimonte la mostra del noto artista tripolino Giannetto Bravi (1938), napoletano d’adozione e ora residente in provincia di Varese, che ritorna sulla scena partenopea con una mostra singolare: “Museo di tutti i Musei – Quadreria d’Arteâ€.
Trecentosessanta opere, ognuna delle quali realizzata assemblando cartoline con il medesimo soggetto riguardante capolavori d’ogni tempo raccolte nei book-shop dei musei di mezza Europa. L’allestimento espositivo dei quadri, racchiusi in particolari cornici colorate, rimanda alle antiche quadrerie, ad esempio, quella di Palazzo Pitti, in cui le opere sono sovrapposte numerose sulle pareti.
Al Museo di Capodimonte l’artista ha raggruppato la sua produzione in due sale secondo le tematiche Ritratti e autoritratti e Fiori, nature morte, paesaggi e paesaggi con figure, mentre in una terza sala espone suoi lavori storici di metà anni Settanta e libri d’artista.
Giannetto Bravi, dopo aver esordito a Roma, nel 1967, con una mostra promossa da Lucio Amelio e presentata da Achille Bonito Oliva alla Galleria Fiamma Vigo, prosegue l’utopica “Operazione Vesuvio†- avviata nel 1972 dal critico Pierre Restany e dall’artista Gianni Pisani - inviando cartoline postali del mitico vulcano con indicato il luogo preciso in cui il destinatario doveva prelevare un “pezzo di Vesuvio†da ‘invaligiare’ e riportare in tempi migliori, quando si fosse placata la corsa alla speculazione edilizia, per ricostruire il cono vulcanico.
Alle cartoline soltanto scritte seguirono quelle con l’aggiunta di “reliquie†di polvere vulcanica; poi i quadri con cartoline assemblate in una sorta di paesaggio “ricostruitoâ€, astratto; quindi, Bravi ha man mano dilatato i suoi tappeti di cartoline illustrate, iterando sulla tela, sul tamburato e su libri bianchi la stessa immagine. Operazioni capaci di aprire un dibattito che ha coinvolto alcuni dei maggiori critici contemporanei (dal già citato Restany a Lea Vergine, da Gillo Dorfles a Vicky Alliata) in occasione di una mostra alla Galleria Milano di Carla Pellegrini, nel 1976. Ancora, un’unica cartolina riprodotta su una grande tela o montata su un’alta asta come un’icona sacrale sono altri esiti dell’investigazione che da anni l’artista conduce su questo ready-made della comunicazione turistico-culturale.
Ora, con l’esposizione al Museo di Capodimonte, Bravi porta la sua ricerca in una nuova dimensione: “reinventa il museo della mente e lo rende tangibile; poi con lo sguardo sconsolato del pensionato diventato custode volontario, lo veglia.†Così scrive Phillippe Daverio, il critico d’arte che lo presenta in catalogo assieme ad altri 13 colleghi esegeti, scrittori e artisti: Alberto Brambilla, Cristina Casero, Ettore Ceriani, Stella Cervasio, Elena Di Raddo, Lorella Giudici, Sergio Lambiase, Maurizio Medaglia, Fabrizio Rovesti, Luca Scarabelli, Francesco Tedeschi, Giorgio Zanchetti, Angelo Trimarco. E proprio quest’ultimo osserva come la particolare cura rivolta alle cornici dei quadri, il porta-schede di plastica con le riproduzioni di ogni quadro e relative indicazioni bibliografiche e naturalmente il singolare catalogo indicano che, con questa “mossaâ€, Giannetto Bravi intende riflettere “sui modi di presentazione dell’opera, del rapporto tra l’opera e il contesto museale, sulle modificazioni che ne segnano lo spazio e, al tempo stesso, sulle relazioni con il pubblico. In altri termini, il Museo di tutti i Musei è un lavoro sul museo come spazio totalizzante dell’arte e della critica e, consapevolmente, sulla sua impossibilità .â€
Dal 9 febbraio all'11 marzo 2007
Sul sito della Provincia di Ascoli Piceno, all'indirizzo www.provincia.ap.it/asta06/index.htm ,
si possono visionare le opere donate dagli artisti, i progetti da finanziare e le informazioni per partecipare.
È una cosa seria, chi vuole e desidera può partecipare.
Sono tornato da Artissima a Torino.
L’Arte è come una vacca malata. O la si cura o la si abbatte.
Credo che, vista la situazione clinica, la soluzione migliore sia abbatterla.
Guardando molte “opere†pareva di entrare e uscire da una macchina del tempo. O di entrare tra le pagine di un libro di storia dell’arte, e trovarsi faccia a faccia con le opere del passato, anche recente, solo che i nomi degli artisti non erano quelli conosciuti, ma altri. I nomi erano cambiati. E magari camminavi e ti imbattevi nella stessa “operaâ€, e il nome nella didascalia era nuovamente cambiato.
Mi domandavo, ma questo lavoro è degli anni ‘70, le faceva anche mio cugino queste foto negli anni ‘70 quando andava da Marconi, solo che lui le faceva in bianco e nero, mentre qui i vestiti sono di oggi, e a colori.
Pensavo: il gallerista ha detto all’artista Xxx di fare un lavoro, quello che vuoi, e questi gli ha fatto una cagata di roba con un filo, come per dire siete tutti dei coglioni vi faccio la prima stronzata che mi ricordo di aver visto alle lezioni a Brera. Questa si che è ribellione. Ma la cosa ancora più tragica, farsesca, è che invece quell’artista ci crede veramente in quello che ha fatto e la crede ormai come originale tanto è il torpore che si genera nella macchina del tempo.
È pauroso, mi trovavo davanti ad un Twombly, guardo l’etichetta, non è lui, il nome è cambiato! Non avere più nessuna certezza di quello che si sa.
Non è possibile che non esista un senso critico né storico da parte degli artisti, delle gallerie, delle riviste d’arte. Come nella macchina del tempo, ci troviamo nella situazione di 2000 anni fa. I mercanti sono entrati nel tempio e se ne sono impadroniti. Così le riviste d’arte che dovrebbero fare critica, sono vittime dei mercanti, che basta pagare e si scrive qualsiasi cosa. Ed allora è triste vedere il Russo camminare impotente dietro alla propria ombra.
Sia bene inteso, ogni tanto qualche cosa di bello e apprezzabile ogni tanto apparva, come le stelle in un cielo di città .
E allora non mi stupisce che un Xxx venga a dire che il museo d’arte contemporanea a Milano debba farsi al Leonca. Che quei murales sono una cappella Sistina. Ma se io fossi uno di quelli che hanno fatto quegli spray, li distruggerei tutti quei muri, a dire tu non sei uno di noi. Noi siamo contro il sistema, noi non siamo il sistema. Noi non siamo dei numeri, noi non siamo Xxx.
Non mi stupisce che nella galleria Xxx tutti entrassero e girassero attorno alla bionda seduta al tavolo, con le sue gambe in calze bianche, le sue braccia conserte, le sue gambe, e tutti fingessero di guardare i lavori, ma i loro occhi erano puntati su di lei, a penetrare l’unica cosa viva trovata lì dentro.
La vacca bisogna abbatterla. Ma salviamo la bionda.